La villa La Foce è stata costruita nella seconda metà del XV secolo come locanda per accogliere i pellegrini che sostavano durante il loro viaggio verso Roma.
Nel 1924 la villa venne acquistata da Antonio e Iris Origo (1902-1988) . Iris Origo, è stata biografa e storica anglo-americana di fama internazionale, descrisse gli anni trascorsi a La Foce nei suoi due libri autobiografici, Immagini e Ombre e Guerra in Val d’Orcia, quest’ultimo un libro che racconta l’amore per la terra in cui viveva e la devastazione umana che la seconda guerra mondiale aveva portato nelle terre della Val d’Orcia.
Come afferma Helen Wolff, l’importante redattrice statunitense (1906-1944): “Il fedele resoconto della marchesa Origo è uno di quei rari e preziosi documenti che raccontano la verità storica con la maestria artistica dello scrittore: una nobile testimonianza di tempi ignobili”. La signora Origo è stata un punto di riferimento per gli abitanti di queste terre. Apportò opere di bonifica e per i bambini affetti da tubercolosi fondò un Santuario oltre ad accogliere i bisognosi nella sua dimora. Oggi la La Foce è una splendida tenuta agricola conosciuta nel mondo per i suoi giardini che con i glicini e le rose dipingono a primavera la terra della Val d’Orcia. Voluti da Iris Origo furono progettati dall’architetto paesaggista inglese Cecil Pinset tra il 1927 e il 1939. Queste opere d’arte si fondono insieme alle siepi, alle fontane nella natura rigogliosa di questa terra toscana. Pinset realizzò con grande maestria tre giardini intorno alla villa: quello dei limoni, dalla quale si vede il Monte Amata, quello delle rose e quello inferiore seguendo a perfezione la morfologia del terreno. Il visitatore comprende la perfetta simbiosi fra l’intervento dell’uomo e la natura.
La parte del giardino adiacente alla villa è organizzata su due livelli: quello inferiore semplice e chiuso da siepi di alloro, decorato con piedistalli per limoni e quello superiore con aiuole di bosso disposte a formare un ottagono, con al centro una fontana in travertino raffigurante due pesci. Lungo i lati dell’edificio corre un pergolato di glicine, mentre di fronte si trova una grotta vegetale. Da questo settore si accede, tramite un passaggio tra pilastri con vasi, al giardino dei limoni (iniziato nel 1933), disposto in terrazzamenti che seguono l’andamento della collina, con aiuole bordate di bosso e decorate da vasi di limoni. Un’unica struttura architettonica rilevante è la scala che collega al vialetto di glicine e a un viale di cipressi e che porta nel bosco. Segue il giardino di rose, con piccole aiuole geometriche delimitate da lavanda e piante perenni. Nel 1938 viene realizzata l’ultima sezione del complesso, collegata al giardino dei limoni da un monumentale scalone in travertino sotto il quale si apre la “grotta azzurra”, con sette nicchie. Questo giardino, chiuso da cipressi, è composto da aiuole di bosso che convergono verso una vasca e una panchina in travertino sormontata dalla statua della Natura. Al margine del bosco si trova infine un piccolo cimitero con una cappella in travertino decorata da una finestra serliana.
La Villa, oggi prestigioso resort, è costruita su tre livelli: i suoi interni sono decorati da affreschi e da un arredamento antico in pieno stile anglo toscano.
Info: I giardini delle Foce sono visitabili solo con visite guidate dall’ultimo fine settimana di Marzo al 1 novembre incluso www.lafoce.com tel.0578 69101.