Natura e sentieri della Vald'Orcia

Crete Senesi & Cipressi de La Foce

Crete Senesi & Cipressi de La Foce

La Val d’Orcia e stata inscritta nel 2004 dall’Unesco nel Patrimonio dell’Umanità, per l’alto valore culturale rappresentato dal suo paesaggio, mantenuto fedele a se stesso nei secoli dal duro lavoro manuale di agricoltori e pastori, che ha ispirato e continua a ispirare artisti, poeti, sognatori.

Un paesaggio rigenerante movimentato da colline, strade bianche, campi di grano e cipressi.

Il cipresso è l’albero simbolo della Toscana meridionale, per quanto non sia autoctono. Probabilmente fu importato dai Greci, come parrebbe suggerire l’etimologia derivante dall’isola di Cipro, e in Toscana s acclimatato con particolare fortuna. Si vedono cipressi già nelle urne cinerarie etrusche della vicina città di Chiusi, innalzati come guardiani accanto alle porte dell’Ade, e quindi associati al tema della morte. Le loro radici dallo sviluppo contenuto e il fatto che siano slanciati e sempreverdi li ha fatti eleggere a sentinelle dei cimiteri.

Nel corso dei secoli tuttavia la piantumazione del cipresso assume nelle terre toscane una connotazione del tutto diversa. Filari di cipressi vengono piantati lungo il viale principale d’ingresso a una casa colonica, per segnalarlo da lontano, o un cipresso isolato viene piantato come indicatore di un confine di proprietà. Tre cipressi piantati insieme su un cucuzzolo potevano indicare un luogo sacro, o la vicinanza di un ristoro per i viandanti.

Assente dal celebre affresco simbolo del Medio Evo senese, l’Allegoria del Buono e del Cattivo Governo di Ambrogio Lorenzetti (Palazzo Pubblico di Siena, 1338), il cipresso compare nei dipinti del Rinascimento, di Beato Angelico, Piero della Francesca, Benozzo Gazzoli. Proprio a questi dipinti si sarebbe ispirato l’architetto paesaggista inglese Cecil Pinsent, su commissione di Antonio e Iris Origo, nell’abbellimento della tenuta de La Foce, negli anni venti del Novecento.

La strada sterrata a zig zag che sale nella riserva di Lucciola Bella fino al podere omonimo è un dichiarato omaggio al paesaggio toscano dell’immaginario pittorico dei secoli passati. I cipressi più caratteristici della Val d’Orcia si trovano nei comuni di Pienza e di San Quirico d’Orcia. Sulla Cassia SS2, fra San Quirico e Montalcino, lungo la strada si trova un celebre boschetto di soli cipressi, piantato a inizio Novecento forse con la funzione di intercettare i flussi migratori degli uccelli a scopo venatorio. Oggi per la sua bellezza il sito è diventato una tappa regolare di camminatori, ciclisti e anche automobilisti.

Nella zona de La Foce sono ancora osservabili i fenomeni erosivi del suolo argilloso chiamati calanchi e biancane, presenti anche ad est di Siena, nella zona di Asciano che ha preso la denominazione di Crete Senesi. Questi aridi montarozzi di creta che danno talvolta la suggestione di un paesaggio lunare, sono stati plasmati dalle piogge e dal vento, e hanno offerto per secoli rifugio e pascolo alle greggi di pecore, oggi sempre più rade. Nei mesi di maggio e giugno si ricoprono delle fioriture degli arbusti di ginestra, profumatissimi. Nel corso del Novecento molti di questi calanchi sono stati spianati artificialmente per guadagnare nuove terre da seminare, pertanto sono diventati rari e da tutelare. Li si può trovare nelle zone più interne della Val d’Orcia sulla strada fra il podere La Rimbecca e Castelvecchio, o sulla strada SP478 che dalla Cassia sale a Radicofani.

Altre varietà botaniche da segnalare in zona sono il leccio e la quercia. Il primo è una varietà di quercia sempreverde e molto longeva, arrivando a vivere per molti secoli. Montalcino prende il nome proprio da questo albero, ilex in latino. In Toscana boschetti di lecci venivano piantati lungo il lato nord delle ville di campagna con la funzione di ragnaia, ovvero per tendervi delle reti che come la tela di un ragno catturavano gli uccellini. Questi alberi facevano anche da barriera contro i freddi venti da nord nella stagione invernale e al contrario offrivano frescura nelle calde giornate d’estate.

Fra gli esemplari di quercia non si può non segnalare la maestosa Quercia delle Checche, facilmente raggiungibile lungo la strada SP53, che prende il nome dalla vicina casa colonica, a sua volta così denominata dalle checche o cecche, ovvero le gazze, nel parlato toscano. Questo esemplare di quercia è l’unico superstite di un bosco che fu tagliato nella seconda metà dell’Ottocento, per costruire con quel buon legno le traversine della ferrovia del neonato Regno d’Italia. L’esemplare rimasto vive da oltre trecentocinquanta anni ed e divenuto un simbolo della Val d’Orcia. Sotto i suoi possenti rami sostavano gli eserciti, si festeggiavano matrimoni e si tenevano le lezioni della vicina scuola di campagna. Si deve alla sensibilità della famiglia Origo la sua salvaguardia. Nel 2017 e stato denominato il primo monumento verde d’Italia ed e oggi oggetto di rinnovata tutela e attenzione.

Il paesaggio della Val d’Orcia offre una tavolozza di colori che cambia con le stagioni e si accompagna agli stati d’animo, come hanno notato alcuni artisti. Alla nudità marrone dell’inverno segue una fioritura di colori a primavera, con i fiori di sulla nei campi e sul ciglio delle strade, e le ginestre sui calanchi. I papaveri selvatici anticipano la doratura delle messi, che rende i campi di una doratura a volte accecante. L’autunno colora le foglie dei boschi di rosso, arancione e giallo, anticipando il letargo invernale. Sempre più rara è la neve, che da tradizione copriva per tutto l’inverno almeno la cima arrotondata del Monte Amiata. Il pittore che più di altri ha saputo cogliere e rappresentare i colori della propria terra, le attività del mondo contadino e il teatro delle azioni umane è stato Aleardo Paolucci (1927-2013) di Pienza. La bellezza di questi paesaggi spinge i turisti a farsi immortalare su questi sfondi, a volte senza pensare alle conseguenze. Nei mesi di primavera e estate è frequente vedere auto che sostano lungo la strada in punti pericolosi e persone che calpestano campi seminati a solo scopo fotografico. Bisognerebbe riflettere sul fatto che ogni coltura è il risultato del difficile lavoro di un agricoltore e che ogni pianta va rispettata, non colta né calpestata.

Per ammirare e vivere attivamente il paesaggio della Val d’Orcia c’è una sentieristica tracciata dal CAI (Club Alpino Italiano) nonché mappe cartacee e digitali disponibili su varie applicazioni, che permettono di trovare singolarmente percorsi di varia lunghezza e grado di difficoltà. Il consiglio è di rivolgersi comunque a guide ambientali qualificate, in grado di suggerire i migliori percorsi in base alle necessità di ogni singolo utente e di accompagnarli in sicurezza ottimizzando il tempo e fornendo informazioni sul territorio.

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