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Palazzo Borgia Museo Diocesano

Palazzo Borgia Museo Diocesano

Il palazzo vescovile di Pienza rappresenta un elemento architettonico fondamentale per il complesso urbanistico rinascimentale ideato da Pio II; sorge a sinistra del Duomo, ed era destinato al cardinale Rodrigo Borgia, futuro papa Alessandro VI.

Il progetto umanistico del papa prevedeva che i cardinali al suo seguito avessero dimora nella città di Pienza. La preesistente struttura avrebbe dovuto essere demolita e ricostruita, ma il lavoro si limitò a una importante ristrutturazione: l’interno fu rimodulato in una residenza moderna per il tempo, e l’esterno fu dotato di una facciata di gusto rinascimentale, essenziale ma elegante scandita da cornici marcapiano e finestre a croce guelfa. Il portale centrale è sormontato da una lunetta, motivo ricorrente negli edifici pientini voluti da Pio II.

Dopo la morte di Pio II, il palazzo venne donato dal cardinal Borgia alla diocesi, divenendo sede vescovile. Nel 1998 l’edificio fu scelto come nuova sede del Museo Diocesano di Pienza, che aveva avuto dal 1901 sede nel Palazzo dei Canonici.  L’edificio integra due residenze rinascimentali: quella del cardinal Rodrigo Borgia e quella del cardinal Jean Jouffroy di Arras. La sua collocazione su Corso Rossellino  lo pone su uno degli assi principali della città, affacciato sia sulla piazza monumentale sia sul corso che ne costituisce l’asse viario.

Il museo ospita una ricca raccolta di opere d’arte sacra quali dipinti, pale d’altare, sculture lignee, arazzi, oggetti d’oreficeria, provenienti dal Duomo di Pienza e dal territorio dell’antica diocesi.

Tra i capolavori della raccolta si segnalano:

La Madonna col Bambino di Pietro Lorenzetti (circa 1315) uno dei protagonisti della pittura senese del Trecento, dopo Duccio di Buoninsegna,  insieme a Simone Martini e al fratello Ambrogio. L’opera proviene dalla Pieve dei SS. Leonardo e Cristoforo di Monticchiello ed è un raffinato esempio di  pittura senese del Trecento. Il Comune di Pienza ha acquisito di recente una nuova opera  attribuita a Pietro che risulta essere elemento fondamentale  per l’attività del pittore e parte del Polittico di cui la Madonna con bambino facevano parte; si tratta di una immagine a mezzo busto di San Luca Evangelista. Il polittico era destinato all’altare maggiore della chiesa di Monticchiello ed era andato smembrato e disperso nel corso dei secoli: la Madonna col Bambino che stava al centro si conserva nel Museo Diocesano di Pienza, mentre i quattro santi laterali si riconoscono nella Sant’Agata del Musée de Tessé di Le Mans e nei Santi Leonardo, Caterina d’Alessandria e Lucia (o Margherita?) del Museo Horne di Firenze. Delle cuspidi che coronavano queste figure è conosciuto anche un San Marco conservato nella Collezione Berenson di Villa I Tatti, vicino a Firenze.

La Madonna della Misericordia di Bartolo di Fredi (1364), una grande tavola proveniente dall’antica chiesa parrocchiale di Santa Maria a Pienza, la Madonna in trono fra i Santi di Lorenzo di Pietro detto il Vecchietta, datata intorno al 1460, proveniente da Spedaletto. L’opera conferma l’apertura della pittura senese ai modelli fiorentini in termini di luminosità e prospettiva. La raccolta del Museo diocesano di Palazzo Borgia è arricchita dal preziosissimo Piviale di Pio II, paramento liturgico di manifattura inglese (opus anglicanum) composto da ventisette formelle raffiguranti storie della Vergine e di sante, donato da Pio II alla Cattedrale. Il piviale è considerato fra gli oggetti più significativi dell’intero museo insieme al Busto Reliquiario di Sant’Andrea realizzato da Simone di Giovanni Ghini tra i 1462 e il 1463, venerato dai fedeli nella ricorrenza del santo patrono, il 30 novembre e alla Madonna della Misericordia e i Santi Sebastiano e Bernardino, del giovane Luca Signorelli, realizzata ad inizio anni ottanta del Quattrocento per la chiesa di San Francesco a Pienza, esposta nella sala delle opere della fine Quattrocento/inizio Cinquecento.

Altre sezioni del museo sono dedicate ad arredi liturgici (calici, pissidi,ostensori, reliquiari) datati dal XIII al XVII secolo, a codici miniati della prima metà del Quattrocento e ad arazzi fiamminghi o borgognoni di fine Quattrocento rappresentanti scene evangeliche.

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