L’artigianato costituisce il fiore all’occhiello dell’economia pientina. In Toscana il confine fra artigianato e arte è sempre stato labile, fin dal Medio Evo.
Un artigiano è di fatto un autentico artista, che mette la propria creatività e talento a disposizione degli altri.
Un sapere manuale antico, in questo caso nato nella civiltà rurale, tramandato di padre in figlio fino ai nostri giorni e aggiornato alla funzionalità e al design, senza rinunciare ai progressi della tecnologia.
Per i vicoli di Pienza non e difficile imbattersi nelle botteghe di ceramisti, di fabbri, di lavoratori di cuoio, di tessitori o realizzatori di gioielli, abiti e oggetti d’arredo in vari materiali. Sono per lo più abitanti del posto, anche molto giovani, che hanno ereditato la passione dai genitori o dai nonni e hanno il coraggio di tenerla viva. Costoro portano avanti una difficile missione, contro l’omologazione e la concorrenza di una produzione in serie globale e a bassi costi. Il lavoro degli artigiani è unico e va sostenuto.
E` anche grazie a loro se un visitatore può portare via con sè un ricordo tangibile e identificativo di Pienza. Ci sono famiglie di fabbri che da generazioni riproducono gli anelli rinascimentali per legare i cavalli e sostenere le torce sulle facciate dei palazzi. Ci sono donne creative che trasformano oggetti dipingendoli e riciclano scarti di produzione aziendale dando forma a nuovi abiti o borse.
E` possibile vedere il forno dei ceramisti pieno di manufatti in argilla pronti da cuocere e invetriare, o il banco di falegname di chi intaglia cipressi in legno che portano nel mondo l’immagine iconica della Val d’Orcia. O ancora sono possibili laboratori didattici di animali di cartapesta destinati a bambini ma anche ad adulti. Il nome di Pienza è legato anche ad uno specifico tessuto di cotone grezzo decorato a piccole losanghe, motivo desunto dalle pitture medievali, la tela di Pienza, appunto. Artigianale e anche la produzione di prodotti enogastronomici, fra tutti il formaggio pecorino, ma anche pasta, salumi, olio, miele, dolci tipici (si veda link). Al di fuori del centro storico, ad un paio di chilometri in direzione di Montepulciano c’è il distretto artigianale con le fucine e i laboratori produttivi di vari artigiani.

Pienza è orgogliosa delle proprie tradizioni, che vengono fatte rivivere regolarmente a cadenza annuale, cementando lo spirito di aggregazione sociale. L’evento più identitario è la Fiera del Cacio, che dal 1960 si svolge nella prima settimana di settembre per le vie del paese.
Culmine della fiera, caratterizzata da banchi enogastronomici e il Gioco del Cacio al Fuso, in cui i sestrieri Case Nuove, Casello, Gozzante, Le Mura, Il Prato e San Piero, si sfidano sulla scacchiera della piazza facendo ruzzolare un’unica forma di cacio, che deve avvicinarsi quanto più possibile al fuso conficcato nell’anello centrale.
A seconda della distanza dove la forma si ferma si matura un punteggio. Regole tanto semplici quanto appassionanti per il pubblico che fa il tifo tutto intorno, nella cornice della piazza papale.


Nell’ambito della stessa festa si svolge anche la Corsa di Pio, gara podistica che rievoca i giochi sportivi voluti dal papa per l’inaugurazione di Pienza nel 1462. Il vincitore si aggiudica un’oca di terracotta. Nel periodo natalizio si replica con il Gioco del Panforte, dolce senese incartato, la cui forma viene stavolta lanciata su un lungo tavolo di legno, oltre il cui bordo non deve cadere. In maggio le vie e le piazze sono protagoniste della Festa dei Fiori, un trionfo di colori, profumi e scenografie pianificate con cura nei mesi invernali. Di più recente istituzione e l’appuntamento di giugno dell’Emporio Letterario, in cui Pienza ospita il festival dedicato a libri e letteratura organizzato da Caffeina eventi.
Dal 1967 si svolge a Monticchiello nel mese di agosto il Teatro Povero, laboratorio socio-culturale in cui gli abitanti, attori non professionisti, coadiuvati da un regista scrivono e mettono in scena un autodramma incentrato su temi di attualità, ma con un costante filo rosso con il passato mezzadrile fatto di sofferenza e duro lavoro, di soprusi ma anche di nostalgia verso una purezza delle origini che non esiste più. Non meno partecipate sono le tradizioni religiose, come la processione del Venerdì santo, in cui i pientini a volto coperto sfilano scalzi per le vie del paese a lume di torcia portando la croce, la processione del Corpus Domini con l’infiorata, e il 30 novembre la Festa del Patrono Sant’Andrea Apostolo, di cui il duomo conserva la reliquia della mandibola.
